PRO-LOCO DI SALUTIO

A  i  r  r  r  e  !

 

 

 

Località Salutio, 15
52016 Castel Focognano (AR)

 

Conoscere Salutio   

E' certo che il toponimo Salutio non si possa disgiungere dal Santo titolare della Pieve di Salutio. Risulta, infatti, da ricerche e studi fatti da esperti, che l'attuale nome possa essere una evoluzione o storpiatura del nome del martire cui la Pieve è dedicata: S. Eleuterio, da cui S. Luterio, S. Lutio e quindi Salutio.
Il paese e il fiume che scorre nel suo territorio fino alla confluenza con l'Arno, portano lo stesso nome e si trovano su una valle, una delle poche traverse ripetto al corso dello stesso Arno, poco dopo l'abitato di Rassina. Esso, il paese, è adagiato ai piedi della collina del Castello e dominato dalla bella chiesa di origine paleocristiana; longobarda e quindi romanica, dedicata al Santo Eleuterio, martire nell'anno 1027.
L'ultimo restauro (1995/96) ha riportato l'interno della Pieve all'antico splendore; degno di nota un crocifisso del '600, "La Trinità" di Michelangelo Vestrucci del 1618, un affresco di scuola fiorentina, due magnifiche tele ed un organo del 1700. Va dato merito alla popolazione, al parroco Don Lido Rossi, alla Soprintendenza del Beni Culturali di Arezzo, al Comune di Castel Focognano, ai vari Enti, se questo ultimo intervento si è potuto realizzare.

Oggi, un gruppo di persone ben affiatate, aiuta il parroco e il paese nella gestione dei ricorrenti bisogni.
Il paese, immutato fino agli anni 50, si è allungato nella direzione di Rassina perdendo un po' del fascino e della bellezza che aveva. Punti di riferimento, da sempre, la "Pianta Grossa" (1900 circa/2002) e il "Murellino".
Per conoscere Salutio, bisogna aver giocato, almeno una volta, a "bestia" al capannello di Badioli, aver sentito cantare il Sandro del Lodoleto in ottava rima, aver preso parte ai veglioni al Castello; bisogna aver frequentato la bottega di Elio e giocato il panpepato all'appalto, aver dato noia al Ricciolo e al Cannone (suo l'AIRRREE!); bisogna aver conosciuto Ernesto del Cocca, i Patriarchi, Beppe della Lisa e il Sergio, i fratelli Tafi; bisogna aver ascoltato, al murellino nelle notti d'estate, le barzellette di Gino Lanini e l'armonica del Campeggi, aver fatto a "scarica barile".
Per conoscere Salutio bisogna aver fatto tante altre cose, lunghe da elencare: è stato per decenni il "Pian della Tortilla", non di Monterey, ma nostrano.
Ora tanti non ci sono più e il paese è triste, silenzioso, immalinconico, non si riconosce più.
Nasce, allora, questa "PRO LOCO DI SALUTIO" nella quale tanti credono per un rilancio.

Giuseppe Tondelli

 

 

"...Salutio, che è un paese meraviglioso, non tanto per la sua architettura che non ha niente di bello da mostrare, quanto per la sua posizione, il suo ordine ed il carattere degli abitanti.
Il paese è alla fine della piana del fiume ed è costruito all'inizio della salita. E' riparato dalla tramontana e dal fiorentino ed è orientato a mezzogiorno. Ha dinanzi a sè la morbida ed elegante curva della Romba che si inarca verso Montacuto..."
(Brano tratto da "Cucina e storie nella valle del Salutio" di Fulco Tafi)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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